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“Più impegno contro il gioco d’azzardo”: così la giornata di studi a Santa Teresa di Riva

Si è tenuta al Palazzo della Cultura, Villa Crisafulli-Ragno, di Santa Teresa di Riva, la giornata di studi “Il gioco non ha età. La dipendenza dal gioco d’azzardo è silenziosa e pericolosa”.

Organizzata e promossa da Federconsumatori Messina, CGIL Messina e SPI CGIL Messina, dal gruppo messinese della campagna nazionale “Mettiamoci in gioco” e dall’iniziativa “Antenne. Puntiamo contro l’azzardo”, che vede insieme ASP e Terzo Settore, la manifestazione è stata sostenuta e patrocinata dal CESV Messina e da ANCI Sicilia.

Gli interventi

Ad aprire i lavori è stata Marcella Magistro, segretaria CGIL Messina, che, dopo il benvenuto ai presenti, ha dato la parola a Danilo Lo Giudice, sindaco di Santa Teresa di Riva, il quale ha ricordato che il gioco d’azzardo si basa su statistiche matematiche tendenti alla perdita, e ha sottolineato l’importanza di giornate come questa.

Sono seguiti i saluti istituzionali del comandante Zinna della stazione dei Carabinieri di Santa Teresa di Riva, di Melina Scarcella, presidente del Ass. Amici della natura Tarc, e di Pina Teresa Lontri, segretaria generale SPI CGIL di Messina, la quale ha ricordato le ricadute che questa dipendenza ha sulla salute e sulle tasche delle persone, in particolar modo per i pensionati e gli anziani che soffrono soprattutto di solitudine. Un breve intervento di Pietro Patti, segretario generale CGIL Messina, ha poi evidenziato come il gioco d’azzardo sia connesso anche alla rete di criminalità organizzata che ne beneficia in termini di ricavi, guadagno e speculazioni.

Dopo gli interventi introduttivi la moderatrice Marcella Magistro ha letto alcuni dati interessanti tratti dal report realizzato dalla CGIL, dai quali si evince che nel 2025 più di 165 miliardi di euro sono stati investiti nel gioco d’azzardo, un valore pari al 7,3% del PIL nazionale, e che parte dei ricavi è stata usata anche per riciclaggio di denaro.

Fulvio Capria, presidente Federconsumatori Messina, ha evidenziato come la provincia di Messina rappresenti una delle zone con il più alto tasso di gioco d’azzardo dell’intero Paese e che le normative presenti non bastano ad arginare il fenomeno, anzi lo Stato opera in maniera duplice e antinomica: se da un lato preleva una percentuale sul gioco, cosiddetta “tassa sulla speranza”, incassando grosse cifre, dall’altro investe soldi pubblici tentando di curare gli effetti nefasti della ludopatia. Dopo un lungo excursus storico sulle normative nazionali, a partire dal 1863, prima tassa sul gioco del Lotto, fino al 2016, legge del divieto della pubblicità di gioco d’azzardo nei programmi radiofonici e televisivi, ora abrogata, il suo intervento si è concluso con un appello al ripristino della suddetta legge e il ricordo del Registro Unico degli operatori di gioco pubblico (Legge di bilancio 2020).

Pina Teresa Lontri, segretaria generale SPI CGIL Messina, ha ricordato l’importanza del dare continuità a questo percorso di sensibilizzazione partito da Messina, giunto a San Piero Patti e ora anche a Santa Teresa. Il disturbo da gioco d’azzardo ha come bersaglio facile gli anziani, spesso in condizioni di isolamento sociale, solitudine, e di difficoltà economiche. “Le pensioni sono basse, i costi dei farmaci e delle bollette aumentano sempre di più e il gioco, se in un primo momento viene visto come semplice passatempo, poi si trasforma in prigione e in maniera subdola e silenziosa ingabbia sempre di più la vita delle persone” ha chiosato la segretaria Lontri.

Tra sociologia e psicologia

L’intervento di Linda Paparone, sociologa, si è mosso sulla direzione della responsabilità collettiva e sociale, perché se è vero che il nucleo familiare può agire in soccorso dell’individuo anche grazie al sostegno di esperti, è altrettanto vero che lo Stato e la società non possono farsi da parte. “È un fenomeno sociale molto complesso, in rapida diffusione anche nelle piattaforme online e grazie alla creazione di nuovi giochi” – ha affermato la sociologa – “Se prima lo Stato aveva reso illegale il gioco d’azzardo, adesso invece invita il giocatore alla moderazione, realizzando così di fatto il passaggio dell’individuo da giocatore a consumatore di un prodotto di distrazione di massa”.

Infine, la psicologa Sonia Ruggeri ha spostato l’attenzione sull’aspetto emotivo del ludopatico, rilevando, sulla base di ricerche e studi, la maggiore propensione al gioco e al rischio in soggetti con determinati tratti di personalità, in particolar modo individui con ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività). Ha poi analizzato il meccanismo ciclico di rinforzo intermittente (rischio – gratificazione immediata) che si innesca nel giocatore, a seguito di una vincita. “Il giocatore anche dopo una vincita esigua è portato a rischiare una nuova cifra perché la dopamina entrata in circolo lo spinge ad un ennesimo tentativo con la speranza di una ulteriore gratificazione” – ha concluso la dott.ssa Ruggeri.

La testimonianza

Al termine della prima parte dei lavori, è stata una storia di riscatto personale quella raccontata da un testimonial, ex ludopatico, che, dopo aver vissuto due anni di comunità, è riuscito a riprendere in mano la propria vita imparando anche un nuovo mestiere, oggi fonte di reddito e di realizzazione.

La tavola rotonda

Dopo una breve pausa, si sono riaperti i lavori con la Tavola rotonda moderata da Rosario Ceraolo, direttore CESV Messina, che ha ricordato l’urgenza sociale che sta dentro il tema del gioco d’azzardo, e l’importanza del dialogo tra le istituzioni e il Terzo Settore. Non per caso, infatti, il CESV fin dalla prima ora ha promosso la campagna “Mettiamoci in gioco”.

“In qualità di agenzia di sviluppo del territorio, il CESV ha come obiettivo anche la promozione del benessere inteso come welfare ed è per questo che attivamente prende parte alla costruzione di reti tra Terzo Settore e Istituzioni” – ha affermato Ceraolo, mettendo in evidenza inoltre la stretta correlazione tra l’aumento vertiginoso del gioco d’azzardo in Italia e la speculazione delle organizzazioni criminali che guadagnano grosse cifre da questo settore: aumentano infatti i ricatti da debiti, le infiltrazioni nei circuiti legali e illegali del gioco e il riciclo di denaro per altri traffici.

Daniela Milano, psicologa e responsabile del gruppo messinese “Mettiamoci in gioco”, ha ricordato il più che decennale lavoro che il gruppo porta avanti sia attraverso l’assistenza all’utenza, sia tramite convegni e campagne di sensibilizzazione. Ha poi sottolineato l’importanza delle Case di Comunità vere e proprie “sentinelle nei territori”.

Alessandra Castorina, dirigente medica psichiatra del Ser,D (Servizio per le Dipendenze) di Letojanni, ha affermato che il Ser.D agisce come un centro polifunzionale e multidisciplinare in cui una serie di figure fondamentali (psicologa, psichiatra, infermiere, assistente sociale, educatore etc.) sono in grado di accogliere il paziente con estrema cura e professionalità. Ha aggiunto inoltre che le organizzazioni di volontariato spesso riescono a intercettare precocemente i bisogni anche prima dei servizi sanitari nazionali.

Il progetto sociale

Maria Catena Galasso e Alessandro Mezzapica, rispettivamente psicologa e operatore del progetto “Antenne – Puntiamo contro l’azzardo”, hanno raccontato l’esperienza del progetto sociale, promosso dall’ASP di Messina in collaborazione con enti del terzo settore, che offre supporto ai giocatori con dipendenza e alle loro famiglie. Il progetto, finanziato tramite il Fondo per il contrasto al gioco d’azzardo patologico (GAP) e realizzato anche negli istituti scolastici e nelle parrocchie, ha rivelato l’importanza di lavorare sinergicamente non solo nell’ambito della cura ma ancor di più nella prevenzione.

Le conclusioni

Ha concluso i lavori, sintetizzando i principali contenuti emersi, la segretaria generale SPI CGIL Elvira Morano, già componente del coordinamento regionale “Mettiamoci in gioco”, che ha sottolineato come sia necessario che il tema del contrasto del gioco d’azzardo patologico rientri nelle agende politiche dei governi, tenuto conto che, pur in presenza di misure di contrasto previste, le stesse non siano spesso attuate o significativamente finanziate.

Iria Cogliani