Un tema chiaramente identificato fin dal titolo, “Vivere la longevità”, che è stato capace di portare la riflessione, il confronto e la consapevolezza verso nuovi paradigmi, verso nuove e più accorte visioni della società, a partire – naturalmente – dal ruolo del Terzo Settore.
L’incontro dedicato agli “over” è stato per il CESV un modo per celebrare i propri 25 anni facendo il punto sulla comunità in cui opera. Una comunità complessa che – come è stato detto durante la giornata di studi che si è tenuta a Milazzo il 3 ottobre – può, e deve, affrontare una sfida peculiare: non quella del semplice “ricambio generazionale”, quanto e soprattutto quella della “continuità tra le generazioni”, mettendo insieme esperienza e memoria dei senior ed innovazione, nuovi linguaggi e nuove competenze.
L’aumento della longevità e l’aumento della popolazione anziana – ha spiegato Rosario Ceraolo, direttore del CESV, nelle conclusioni della giornata – ci pongono di fronte alla necessità di costruire una società che non sia né per gli anziani né per i giovani, ma che sia “una società con tutte le generazioni”, nella quale ciascuna età trovi uno spazio reale di partecipazione.
L’introduzione
Nella sua introduzione Nuccia Formica, vicepresidente CESV, ha posto subito il tema del volontariato come possibile risposta alla trasformazione sociale creata dalla longevità. “Il volontariato – ha detto – in qualche modo “ringiovanisce”, perché offre una risposta alla domanda crescente dei senior su come continuare a partecipare e contribuire attivamente alla vita sociale, culturale ed economica, ma con modalità compatibili con la specificità della propria fase di vita”.
L’indagine
Ed è questo un filo conduttore che ha percorso tutti gli interventi della giornata. A partire dai dati. Il report 2026 di Osservatorio Senior, realizzato in collaborazione con Fondazione Ravasi Garzanti, CSVnet e CSV Milano, è stato presentato da Corrado Bottio. La ricerca – alla quale ha contribuito anche il CESV – combina una review della letteratura con 9 focus group che hanno coinvolto 61 persone fra 65 e 85 anni, età media 72 anni, in diversi territori del Nord, Centro e Sud Italia.
E l’indagine disegna una “generazione in trasformazione e in esplorazione”, che cerca un equilibrio fra libertà e autonomia e responsabilità familiari e sociali. Forte il “vitalismo”, cioè il desiderio di continuare a mettersi in gioco, purché con tempi e modalità coerenti con la propria condizione di vita; cresce la domanda di partecipare alla vita sociale, economica e culturale senza riprodurre i modelli tradizionali dell’età adulta. Importante anche la dimensione intergenerazionale: il volontariato e l’associazionismo emergono come luoghi privilegiati nei quali il contributo dei senior può tradursi in solidarietà e “restituzione” verso le altre generazioni.
Welfare e territorio
Su “Abitare la longevità: welfare e territorio”. sono intervenuti Francesco Giunta, Presidente della Cooperativa sociale Utopia, come discussant, e Anna Maria Passaseo dell’Università di Messina e componente del Consiglio direttivo del CESV.
Il nucleo della relazione è stata la consapevolezza della necessità di ripensare l’età anziana all’interno di un vero ecosistema del benessere, nel quale relazioni, contesti territoriali e funzioni educative/pedagogiche aiutino le persone a continuare a crescere, esprimersi e partecipare lungo tutto l’arco della vita. La longevità non va semplicemente “gestita”, ma accompagnata creando condizioni di benessere e possibilità.
Identità e diritti
Su “Nuove identità senior” Letizia Bucalo Vita, fundraiser e comunicatrice sociale, ha messo in discussione il modo in cui la comunicazione pubblica rappresenta le persone anziane, mostrando quanto facilmente il riferimento all’età finisca per coincidere con immagini di fragilità, dipendenza e incapacità. A partire dalla campagna “Truffe Stop – Prova a prenderli”, ha proposto invece una comunicazione capace di riconoscere la pluralità delle persone over 65, evitando stereotipi e linguaggi paternalistici. Perché – ha sottolineato – “l’età da sola non definisce un’identità.
Claudio Falasca (Auser Abitare – Anziani), ha allargato il ragionamento al welfare. “Occorre superare lo stereotipo della vecchiaia come peso e una lettura esclusivamente socio-sanitaria dell’invecchiamento, riconoscendo invece la longevità come opportunità di rigenerazione del welfare e le persone longeve come soggetti titolari di piena cittadinanza e capaci di produrre valore sociale, economico e culturale”.
Alessandro Seminati, direttore CSVnet ETS, ha infine posto l’accento sul Terzo Settore. “Nelle famiglie contemporanee convivono spesso quattro generazioni e il senior non è più all’estremo della piramide, ma al centro di molte responsabilità. Per questo le associazioni devono offrire forme di partecipazione più flessibili, adatte a disponibilità e motivazioni diverse”. Un passaggio, insomma, “da beneficiari a coproduttori” con i senior non come destinatari di attività pensate da altri, ma come persone che contribuiscono alla costruzione delle risposte del Terzo Settore.
Con Alberto Randazzo (Università degli studi Messina) e Anna Papa (Università degli Studi Napoli Parthenope) il terzo panel ha portato la riflessione sul terreno dei diritti, della tutela giuridica e della piena cittadinanza delle persone anziane.
Testimonianze e conclusioni
Infine, nella tavola rotonda, moderata da Antonia Ragusi del CESV, il tema è stato declinato nella concretezza delle esperienze di volontariato e partecipazione: sono intervenuti Gianni Amendolia (Anteas Messina), Rosalia Bernava (Auser Torregrotta), Tiziana Morina (Comunità di Sant’Egidio) e Antonio Micali (Università della Terza Età). E la conclusione comune è stata l’appello a “passare da un discorso sui senior alla voce e alle esperienze dei senior come protagonisti della vita comunitaria”.
Un invito che il direttore del CESV Rosario Ceraolo ha ribadito nelle sue conclusioni. Ceraolo ha invitato a non leggere una società longeva semplicemente come una società con più bisogni: è anche una società con più esperienza, competenze, memoria, tempo e possibilità di partecipazione. Il welfare, quindi, non può limitarsi alle prestazioni, ma deve costruire “infrastrutture sociali”, cioè luoghi di relazione, responsabilità e appartenenza. In questo contesto associazioni e volontariato hanno un ruolo essenziale perché permettono alla persona di restare parte attiva della comunità.
