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“Noi volontari messi a dura prova dal ciclone Harry”

Su tutte – e tutte terribili – resta un’immagine, «quella delle famiglie costrette a lasciare la propria casa, spesso in pochi minuti, con l’essenziale in mano e tanta paura negli occhi. Quella degli anziani, in particolare, e delle persone più fragili, che guardavano il mare con la consapevolezza di aver perso sicurezza e normalità». Lo dice Maria Grazia Mileti, governatrice della Misericordia di Letojanni, con quella “fotografia” impressa in mente ancora giorni dopo l’avvento del ciclone Harry. «Dietro l’emergenza, al di là dei numeri, ci sono le persone. E qui sono tante le persone che, in poche ore, hanno visto la propria esistenza stravolta e hanno dovuto accettare di abbandonare l’abitazione, i propri beni, le abitudini di una vita».

“Le immagini non danno l’idea”

«C’è stato il panico. Molte persone sono rimaste isolate, chiuse nel proprio alloggio, al buio, mentre acqua, fango, terra lo invadevano. L’assistenza che è stato necessario prestare è stata spesso tanto psicologica quanto sanitaria. Ed entrambe sono state indispensabili», ricorda Carmelo Savoca, istruttore di sicurezza del Comitato Croce Rossa Roccalumera – Taormina. E tra i ricordi si fa strada quello del cittadino inghiottito da una voragine con la propria automobile, dell’ambulanza del 118 venuta in suo soccorso che viene sbalzata via dalle onde, della squadra della CRI Roccalumera – Taormina, coordinata dal presidente Placido dell’Acqua e raggiunta, nella notte della devastazione, anche dal presidente regionale Stefano Principato, che riesce a mettere in salvo e poi trasportare in ospedale il malcapitato. «Le immagini, i video non danno l’idea. Bisogna esserci stati per capire».

Ed esserci stati significa tante cose, ricorda Placido dell’Acqua. Significa aver sfidato le onde e il fango. Significa aver prestato primi soccorsi, aiutato l’evacuazione degli abitanti, distribuito beni di prima necessità, supportato il trasferimento degli sfollati. Significa aver controllato una per una le abitazioni fronte mare per mettere in salvo le persone intrappolate. Significa aver dovuto verificare tutti gli accessi per capire da quale via sarebbe stato possibile far passare i mezzi di soccorso.

“Vedere questi luoghi devastati è stato tremendo”

Tutte operazioni irrinunciabili. E con un impatto anche emotivo. Tonino Ruggeri, responsabile della Protezione Civile della Misericordia di Spadafora, all’alba dopo il passaggio del ciclone, è intervenuto, con la sua squadra e con una idrovora carrellata che tira 3000 litri d’acqua al minuto, a Nizza di Sicilia e a Messina, a Santa Margherita, per liberare un magazzino pieno di derrate alimentari e altri beni deperibili, una cabina elettrica a cui i tecnici non potevano accedere, un condominio enorme completamente allagato. Nel farlo, Ruggeri ha visto luoghi che conosce da sempre «ormai totalmente devastati».

«Pur con 27 anni di esperienza e di interventi in tutta Italia, vedere le “mie” zone ridotte in questo modo mi ha colpito nel profondo. E penso a quanti hanno visto letteralmente “annegare” tra le onde ciò in cui avevano investito i risparmi di una vita. Un ristorante, una casa, un negozio … ».

“In tanti hanno perso la loro fonte di sostentamento”

Tanto che oggi a far paura non è solo quello che è accaduto. È anche il futuro. Anzi, «forse, questa è la paura più grave», aggiunge Carmelina Micalizzi, presidente della Fratres di Letojanni. «Diventa sempre più pesante l’incertezza per tutti coloro che hanno perso la loro fonte di sostentamento, il loro lavoro, la loro attività. In questo momento, mentre mi sovviene che tutti loro, giovani, meno giovani, intere famiglie, si sono impegnati allo stremo a cercare di liberare le strade, a spalare fango dalle case, a dare una mano come potevano, so che sono angosciati per i giorni a venire. Questo è un luogo che vive di turismo. I danni all’economia sono enormi».

“Si rischia di vivere in continua emergenza”

«Eventi come questo mettono a dura prova energie, mezzi e risorse, chiedendo ai volontari un grande impegno anche sul piano umano ed emotivo», sottolinea Maria Grazia Mileti. «Il mio timore è però che situazioni come questa diventino sempre più frequenti, senza che ci sia un adeguato investimento sulla prevenzione. Si rischia di vivere in una continua emergenza, con conseguenze pesanti per i cittadini e per chi presta servizio volontario. Per questo credo sia fondamentale rafforzare la prevenzione, la manutenzione del territorio e il sistema di protezione civile, per proteggere davvero le comunità».

«Harry ci ha dato una lezione pesantissima, gravissima», le fa eco Ruggeri. «Ma è una lezione che dobbiamo imparare una volta per tutte. La pianificazione urbanistica e, in generale, il trattamento riservato al territorio devono essere fatti con tutti i criteri, senza deflettere dai principi che garantiscono la sicurezza dei beni e delle persone».

E Dell’Acqua confessa: «Non vorrei nemmeno dirlo, ma ho paura che calamità di questo genere possano ripetersi anche in futuro. Questo ciclone è stato di proporzioni devastanti. Tutti noi volontari eravamo stati allertati per tempo dal CoC (Centro Operativo Comunale) e ci eravamo preparati. Ma siamo stati messi a dura prova, anche se abbiamo risposto in modo preciso e tempestivo».

Il volontariato locale e i timori per il futuro

Il volontariato locale che, come ricorda Mileti, «ha dimostrato ancora una volta di essere una colonna portante nelle emergenze, capace di attivarsi rapidamente e di lavorare in sinergia con il Comune, i servizi sociali e le altre organizzazioni», è tuttora operativo, in stato di allerta. Continua a garantire la propria presenza sul territorio per eventuali ulteriori necessità e sarà presente con tutta la sua forza anche nella ricostruzione.

Ma all’orizzonte – conclude Micalizzi – c’è un timore che si aggiunge agli altri: il timore che il volontariato locale faccia ancora più fatica a coinvolgere i giovani, che avranno maggiori difficoltà a trovare un lavoro sul territorio e che dovranno sempre di più dare una mano alle famiglie di origine. «Lo spazio per l’attività volontaria, in condizioni così difficili, rischia di diventare marginale, fino a scomparire. Finora il volontariato ha retto, il futuro è però molto incerto».

L’impegno del CESV Messina

Associazioni e volontari – conclude Santi Mondello, presidente del CESV Messina – si sono resi disponibili e hanno dato un aiuto fondamentale, il volontariato di protezione civile ha risposto appieno nell’ambito delle azioni coordinate dai CoC, dalla Prefettura e dal Dipartimento regionale di protezione civile. «Come CESV abbiamo manifestato la nostra vicinanza ai volontari e alle associazioni. Passata la fase dell’emergenza, auspicando la soluzione più rapida possibile per il ripristino di una condizione di vivibilità per cittadini e imprese, anche come Centro Servizi ci ripromettiamo di mettere in campo azioni sia di sensibilizzazione sia di sostegno concreto per le zone colpite del territorio, chiamando a supporto le reti nazionali dell’associazionismo e dei CSV».

Iria Cogliani