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Formazione
(Tempo di lettura: 3 - 6 minuti)

04 formazione bigLa funzione sociale e politica del volontariato si esprime più efficacemente in alcune scelte culturali e pedagogiche capaci di tradursi in coscienza critica della società nel suo insieme e in stili di vita solidali, nell’impegno di testimonianza, che mette le radici nel servizio e cresce nella rappresentanza politica degli interessi degli esclusi.

Non sempre nella nostra realtà comunitaria il volontariato si è mostrato capace di esprimere una propria presenza, critica e propositiva nei rapporti con le istituzioni, con i soggetti sociali, con gli stessi soggetti del terzo sistema.
La cultura della solidarietà e dell’accoglienza è una premessa necessaria che ha, tuttavia, bisogno di tradursi in prassi positive, capaci di discriminare le responsabilità, di farle collaborare evitando le deleghe e l’autoreferenzialità.
In questa prospettiva il volontariato si gioca la sua funzione sociale e politica: una forza che promuove cultura democratica, basata sui diritti e i doveri di solidarietà.
Appare necessario che il volontariato abbia piena consapevolezza delle sue funzioni, sappia e voglia realmente assumerle, entro i vincoli che la realtà pone.

Ciò che attiene al ruolo del volontariato, oggi sembra significare sempre di più:

Riflessione e approfondimento:
- sviluppando una riflessione sulla propria identità e sul proprio ruolo nel contingente
- riconoscendo i propri limiti e debolezze, ritrovando slancio e capacità propria di mezzi e risorse

Sviluppo della creatività e professionalità, potenziando la:
- capacità di prefigurare soluzioni in maniera dialettica
- capacità propositiva che sviluppa proposte concrete
- capacità anticipatrice di lettura dei bisogni, facendo dell’ascolto uno strumento e non una modalità fine a se stessa

Impegno socioculturale:
Le ”marginalità” sono spesso prodotto di atteggiamenti culturali diffusi tra la gente. L’interiorizzazione di pseudovalori può provocare atteggiamenti discriminanti che spesso, agli effetti dell’emarginazione, sono più pesanti delle stesse carenze strutturali, delle assenze politiche e dei vuoti legislativi. Se l’obiettivo del volontariato è la costruzione di una società realizzata con i criteri dell’uguaglianza, della giustizia e del bene comune…attraverso la scelta preferenziale delle marginalità, il volontariato deve porsi come coscienza critica, non solo delle istituzioni pubbliche, ma anche della comunità nel suo insieme.

Impegno politico:
Il volontariato deve essere propositivo e professionale, anche in senso politico. Tale impegno si sviluppa diventando stimolo alle istituzioni e alla società con funzioni di sollecitazione, denuncia e proposta, nei momenti in cui vengono definite le scelte di politica sociale.
In particolare, una funzione che il volontariato può svolgere, in tal senso, è quella di riproporre la partecipazione e i suoi strumenti.

Livello di intervento:
In un momento storico e culturale in cui lo sviluppo economico appare determinante, è necessario e strategico difendere spazio e diritto di cittadinanza al volontariato “povero” e gratuito. Se il volontariato vuole porsi come coscienza critica nei confronti delle istituzioni e dello stesso terzo settore, deve essere libero da condizionamenti economici.
Per questo è opportuno intervenire a diversi livelli, privilegiando forme collaborative e progetti comuni dei diversi volontariati.

Tale premessa vuole legittimare un proposta formativa coerente con le esigenze di cambiamento e sviluppo nella funzione e nelle azioni del volontariato.

Possiamo pensare a due macro processi paralleli: a) una formazione trasversale, caratterizzante e pervasiva di tutti moduli formativi e b) una formazione più orientata allo sviluppo di competenze (attraverso le modalità tipiche dell’apprendimento attivo).

La formazione trasversale interessa l’identità del volontariato, la sua funzione e le sue azioni, secondo tematiche del tipo:

Volontariato e politiche sociali
Priorità di azioni
Gratuità
Sussidiarietà e autoreferenzialità
Convivenza civile (accoglienza e giustizia sociale)
La formazione delle competenze, attraverso processi formativi differenziati, ma articolati tra loro, dovrebbe privilegiare:
Le tematiche della cittadinanza attiva (partecipazione ed empowerment)
Le dinamiche organizzative
Promozione di reti

I processi formativi attivabili possono sono pensati e distinti , ma non separati in:

Formazione motivazionale (formazione di base, curata dalle diverse associazioni)

Formazione culturale, orientata ai valori della:
Comunicazione
Riconciliazione
Solidarietà
Intermediazione

Formazione politica, orientata alla promozione e sviluppo delle capacità di:
Stimolo (partecipazione)
Controllo (es. bilanci)
Verifica (es. lavoro parlamentare proprio collegio)

Formazione delle competenze per l’intervento, a partire dal servizio:
a) sul versante professionale: attenzione all’altro, qualificazione del servizio, tecnicalità;
b) sul versante sociale: capacità di confronto, miglioramento delle relazioni, capacità di leggere il cambiamento sociale.

Il modello formativo da privilegiare, coerentemente, con quanto già accennato, sarà:
Orientato ai problemi
Centrato sui destinatari
Cooperativo
Esperienziale (teoria e prassi)
Valutabile

La metodologia che caratterizza tale modello parte dal presupposto che ciascuno ha una esperienza pregressa e un pensiero da valorizzare. Tale bagaglio diventa il punto di partenza dell’azione formativa. Si utilizzeranno le metodologie della ricerca d’aula e della formazione psicosociale.

Tale metodologia presenta una serie di vantaggi che appaiono particolarmente congruenti con le esigenze formative individuate:
- l’apprendimento prodotto in sede formativa richiede poca elaborazione per il trasferimento nella quotidianità;
- l’oggetto dell’apprendimento è di duplice natura, in quanto si apprende su come valorizzare l’esperienza (imparare ad imparare), contemporaneamente all’apprendimento sull’oggetto della formazione;
- si produce un apprendimento più visibile e utilizzabile anche per i formatori, sia sul piano teorico-applicativo, che relativamente alla realtà dei partecipanti;
- si produce un effetto di globalità, in quanto lavorando a partire dall’esperienza dei partecipanti viene facilitato un approccio multidisciplinare che mette in relazione gli oggetti trattati con altri aspetti importanti;
- la valorizzazione degli aspetti soggettivi e oggettivi.
I destinatari. Tutti i soggetti che operano nel volontariato dovrebbero ritenersi in stato di “formazione permanente”.
Di volta in volta, secondo lo schema progettuale proposto, si potranno attivare percorsi differenziati: l’inserimento di “nuovi”, la formazione di base (psicosociale), la formazione di secondo livello per operatori che vogliono qualificare il proprio servizio (formazione professionale), la formazione dei formatori che ha altre finalità. E’ importante inserire tutto questo in un progetto globale.

Piano formativo del CESV MESSINA: percorsi e itinerari

Fabbisogni formativi:
Elaborare riflessioni condivise sui significati e il senso dell’impegno sociale del volontariato
Ripensare in forma partecipata il ruolo sociale e politico del volontariato
Bisogno di comprensione del sistema normativo
Bisogno di comprensione dei contesti politico-economici
Bisogno di acquisire metodologie di lavoro adeguate e congruenti ai principi ispiratori del volontariato (lavoro per progetti, lavoro in gruppo, verifica degli interventi…)

Obiettivi formativi:
Maggiore consapevolezza sui riferimenti etico-culturali che fondano il lavoro sociale, il volontariato e l’impegno personale
Maggiore consapevolezza sul ruolo sociale e politico del volontariato
Migliorare la conoscenza applicativa della principale legislazione di settore
Acquisire modalità efficaci di lavoro integrato e di progettazione partecipata
Sviluppare strumenti di lettura e comprensione (in grado di generare partecipazione e cambiamento) dei fenomeni sociali nella loro evoluzione dinamica

Aree formative
1. Culturale: la comunità, intercultura, pari opportunità, paradigmi del lavoro sociale.
2. Legislativa: normativa di settore (analisi e falsificazione).
3. Metodologica (welfare di comunità): lavoro per progetti, lettura del territorio, progettazione partecipata, ricerca intervento, lavoro di gruppo, intervento di rete, lavoro di strada, valutazione degli interventi.   Clicca per ascoltare il testo! La funzione sociale e politica del volontariato si esprime più efficacemente in alcune scelte culturali e pedagogiche capaci di tradursi in coscienza critica della società nel suo insieme e in stili di vita solidali, nell’impegno di testimonianza, che mette le radici nel servizio e cresce nella rappresentanza politica degli interessi degli esclusi. Non sempre nella nostra realtà comunitaria il volontariato si è mostrato capace di esprimere una propria presenza, critica e propositiva nei rapporti con le istituzioni, con i soggetti sociali, con gli stessi soggetti del terzo sistema.La cultura della solidarietà e dell’accoglienza è una premessa necessaria che ha, tuttavia, bisogno di tradursi in prassi positive, capaci di discriminare le responsabilità, di farle collaborare evitando le deleghe e l’autoreferenzialità.In questa prospettiva il volontariato si gioca la sua funzione sociale e politica: una forza che promuove cultura democratica, basata sui diritti e i doveri di solidarietà.Appare necessario che il volontariato abbia piena consapevolezza delle sue funzioni, sappia e voglia realmente assumerle, entro i vincoli che la realtà pone. Ciò che attiene al ruolo del volontariato, oggi sembra significare sempre di più: Riflessione e approfondimento:- sviluppando una riflessione sulla propria identità e sul proprio ruolo nel contingente- riconoscendo i propri limiti e debolezze, ritrovando slancio e capacità propria di mezzi e risorse Sviluppo della creatività e professionalità, potenziando la:- capacità di prefigurare soluzioni in maniera dialettica- capacità propositiva che sviluppa proposte concrete- capacità anticipatrice di lettura dei bisogni, facendo dell’ascolto uno strumento e non una modalità fine a se stessa Impegno socioculturale:Le ”marginalità” sono spesso prodotto di atteggiamenti culturali diffusi tra la gente. L’interiorizzazione di pseudovalori può provocare atteggiamenti discriminanti che spesso, agli effetti dell’emarginazione, sono più pesanti delle stesse carenze strutturali, delle assenze politiche e dei vuoti legislativi. Se l’obiettivo del volontariato è la costruzione di una società realizzata con i criteri dell’uguaglianza, della giustizia e del bene comune…attraverso la scelta preferenziale delle marginalità, il volontariato deve porsi come coscienza critica, non solo delle istituzioni pubbliche, ma anche della comunità nel suo insieme. Impegno politico:Il volontariato deve essere propositivo e professionale, anche in senso politico. Tale impegno si sviluppa diventando stimolo alle istituzioni e alla società con funzioni di sollecitazione, denuncia e proposta, nei momenti in cui vengono definite le scelte di politica sociale.In particolare, una funzione che il volontariato può svolgere, in tal senso, è quella di riproporre la partecipazione e i suoi strumenti. Livello di intervento:In un momento storico e culturale in cui lo sviluppo economico appare determinante, è necessario e strategico difendere spazio e diritto di cittadinanza al volontariato “povero” e gratuito. Se il volontariato vuole porsi come coscienza critica nei confronti delle istituzioni e dello stesso terzo settore, deve essere libero da condizionamenti economici.Per questo è opportuno intervenire a diversi livelli, privilegiando forme collaborative e progetti comuni dei diversi volontariati. Tale premessa vuole legittimare un proposta formativa coerente con le esigenze di cambiamento e sviluppo nella funzione e nelle azioni del volontariato. Possiamo pensare a due macro processi paralleli: a) una formazione trasversale, caratterizzante e pervasiva di tutti moduli formativi e b) una formazione più orientata allo sviluppo di competenze (attraverso le modalità tipiche dell’apprendimento attivo). La formazione trasversale interessa l’identità del volontariato, la sua funzione e le sue azioni, secondo tematiche del tipo: Volontariato e politiche sociali Priorità di azioniGratuitàSussidiarietà e autoreferenzialitàConvivenza civile (accoglienza e giustizia sociale)La formazione delle competenze, attraverso processi formativi differenziati, ma articolati tra loro, dovrebbe privilegiare:Le tematiche della cittadinanza attiva (partecipazione ed empowerment)Le dinamiche organizzativePromozione di reti I processi formativi attivabili possono sono pensati e distinti , ma non separati in: Formazione motivazionale (formazione di base, curata dalle diverse associazioni) Formazione culturale, orientata ai valori della:ComunicazioneRiconciliazioneSolidarietàIntermediazione Formazione politica, orientata alla promozione e sviluppo delle capacità di:Stimolo (partecipazione)Controllo (es. bilanci)Verifica (es. lavoro parlamentare proprio collegio) Formazione delle competenze per l’intervento, a partire dal servizio:a) sul versante professionale: attenzione all’altro, qualificazione del servizio, tecnicalità;b) sul versante sociale: capacità di confronto, miglioramento delle relazioni, capacità di leggere il cambiamento sociale. Il modello formativo da privilegiare, coerentemente, con quanto già accennato, sarà:Orientato ai problemiCentrato sui destinatariCooperativoEsperienziale (teoria e prassi)Valutabile La metodologia che caratterizza tale modello parte dal presupposto che ciascuno ha una esperienza pregressa e un pensiero da valorizzare. Tale bagaglio diventa il punto di partenza dell’azione formativa. Si utilizzeranno le metodologie della ricerca d’aula e della formazione psicosociale. Tale metodologia presenta una serie di vantaggi che appaiono particolarmente congruenti con le esigenze formative individuate:- l’apprendimento prodotto in sede formativa richiede poca elaborazione per il trasferimento nella quotidianità;- l’oggetto dell’apprendimento è di duplice natura, in quanto si apprende su come valorizzare l’esperienza (imparare ad imparare), contemporaneamente all’apprendimento sull’oggetto della formazione;- si produce un apprendimento più visibile e utilizzabile anche per i formatori, sia sul piano teorico-applicativo, che relativamente alla realtà dei partecipanti;- si produce un effetto di globalità, in quanto lavorando a partire dall’esperienza dei partecipanti viene facilitato un approccio multidisciplinare che mette in relazione gli oggetti trattati con altri aspetti importanti;- la valorizzazione degli aspetti soggettivi e oggettivi.I destinatari. Tutti i soggetti che operano nel volontariato dovrebbero ritenersi in stato di “formazione permanente”.Di volta in volta, secondo lo schema progettuale proposto, si potranno attivare percorsi differenziati: l’inserimento di “nuovi”, la formazione di base (psicosociale), la formazione di secondo livello per operatori che vogliono qualificare il proprio servizio (formazione professionale), la formazione dei formatori che ha altre finalità. E’ importante inserire tutto questo in un progetto globale. Piano formativo del CESV MESSINA: percorsi e itinerari Fabbisogni formativi:Elaborare riflessioni condivise sui significati e il senso dell’impegno sociale del volontariatoRipensare in forma partecipata il ruolo sociale e politico del volontariatoBisogno di comprensione del sistema normativoBisogno di comprensione dei contesti politico-economiciBisogno di acquisire metodologie di lavoro adeguate e congruenti ai principi ispiratori del volontariato (lavoro per progetti, lavoro in gruppo, verifica degli interventi…) Obiettivi formativi:Maggiore consapevolezza sui riferimenti etico-culturali che fondano il lavoro sociale, il volontariato e l’impegno personaleMaggiore consapevolezza sul ruolo sociale e politico del volontariatoMigliorare la conoscenza applicativa della principale legislazione di settoreAcquisire modalità efficaci di lavoro integrato e di progettazione partecipataSviluppare strumenti di lettura e comprensione (in grado di generare partecipazione e cambiamento) dei fenomeni sociali nella loro evoluzione dinamica Aree formative1. Culturale: la comunità, intercultura, pari opportunità, paradigmi del lavoro sociale.2. Legislativa: normativa di settore (analisi e falsificazione).3. Metodologica (welfare di comunità): lavoro per progetti, lettura del territorio, progettazione partecipata, ricerca intervento, lavoro di gruppo, intervento di rete, lavoro di strada, valutazione degli interventi.

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